Quarta riflessione: La forza dei più deboli
Dall’Esortazione Apostolica «Dilexi Te» del
Santo Padre Leone XIV
«Fin dal suo ingresso nel mondo, Gesù ha fatto esperienza delle
difficoltà relative al rifiuto. L’evangelista Luca, narrando l’arrivo a
Betlemme di Giuseppe e Maria, ormai prossima al parto, osserva con rammarico:
“Per loro non c’era posto nell’alloggio” (Lc 2,7). Gesù nacque in umili
condizioni; appena nato fu adagiato in una mangiatoia; e ben presto, per
salvarlo dalla morte, i suoi genitori fuggirono in Egitto (cfr Mt 2,13-15).
All’inizio della sua vita pubblica, fu scacciato da Nazaret dopo che nella
sinagoga aveva annunciato l’adempiersi in Lui dell’anno di grazia di cui
gioiscono i poveri (cfr Lc 4,14-30). Non vi fu luogo accogliente nemmeno per la
sua morte: lo condussero fuori da Gerusalemme per la crocifissione (cfr Mc
15,22). È in questa condizione che si può riassumere in maniera chiara la
povertà di Gesù. Si tratta della stessa esclusione che caratterizza la
definizione dei poveri: essi sono gli esclusi dalla società. Gesù è la
rivelazione di questo privilegium pauperum. Egli si presenta al mondo non solo
come Messia povero, ma anche come Messia dei poveri e per i poveri.»
Carissime Amiche, Carissimi Amici di
Lourdes,
prosegue la nostra lettura dell’Esortazione Apostolica «Dilexi Te» di Papa Leone XIV, che
invita ciascuno all’attenzione e alla cura verso i poveri, i deboli e le
persone più bisognose.
Anche l’estratto sul quale ci soffermiamo in questa
riflessione comunica un messaggio significativo: ogni nostro gesto di servizio
e aiuto verso chi soffre ci avvicina un po’ al mistero della vita di Gesù.
Come ricorda il Santo Padre, anche Lui ha conosciuto fin
dall’inizio cosa significhi essere rifiutato, non trovare un posto, essere
messo da parte: ha sperimentato la povertà non solo dal punto di vista
“materiale”, ma anche quale condizione di esclusione e solitudine.
Ed è proprio lì, in quella fragilità, che il Figlio di Dio
ha rivelato l’amore più grande.
Ogniqualvolta ci prendiamo cura delle persone ammalate,
sole o stanche, anche noi entriamo in questo stesso mistero. Nel volto di chi
soffre, segnato da fatica e paura, c’è sempre una luce, una dignità
inviolabile, una presenza di Gesù che ci attende.
Il nostro servizio non è un gesto di generosità
occasionale, ma una risposta: esso significa dire a queste persone “tu sei
importante”, “tu meriti tempo”, “tu meriti ascolto”, “tu
meriti amore”. Ed è così che, senza accorgercene, diventiamo strumenti
della tenerezza di Dio.
Ma questo impegno non possiamo portarlo avanti da soli.
Lourdes lo testimonia attraverso due “guide speciali”: la Madonna e Santa
Bernadette.
Maria accoglie come figli e invita a guardare il mondo con
occhi di misericordia. Lei sa cosa significhi vivere la fatica, la povertà, la
paura. Chiamandoci alla Grotta di Massabielle, insegna a tutti l’importanza di
fermarci, pregare e affidarci al Padre. La preghiera non toglie la
responsabilità, ma dà respiro e forza, facendo ricordare come il nostro
servizio sia opera del Signore, non solo nostra.
E Bernadette, con la sua semplicità, conferma come, per
fare cose grandi, non serva essere importanti, ma semplicemente umili e
disponibili. Lei non era ricca, non era istruita, non aveva particolari qualità
esteriori, ma aveva un cuore aperto: ha accolto il dono, si è fidata e ha
lasciato che la grazia passasse attraverso la sua piccolezza.
Carissime
Amiche, Carissimi Amici di Lourdes,
non è ciò che abbiamo a fare la differenza, ma ciò che offriamo agli altri con sincerità e amore.
non è ciò che abbiamo a fare la differenza, ma ciò che offriamo agli altri con sincerità e amore.
C’è un dono prezioso, che non dobbiamo mai dimenticare:
siamo un Gruppo. Il servizio, fatto insieme, diventa più leggero, più bello,
più fecondo. Ognuno porta qualcosa di unico: un gesto, un sorriso, una parola,
un silenzio, una preghiera. Nessuno è di troppo, anzi: insieme siamo una
piccola comunità che riflette la gioia del Vangelo.
Continuiamo, quindi, a coltivare il desiderio e l’impegno
di servire il prossimo e, mentre ci prepariamo al prossimo Pellegrinaggio,
domandiamo al Signore di donarci un cuore capace di accogliere, uno sguardo
capace di incontrare, mani capaci di servire.
Chiediamo a Maria di tenerci sotto il suo manto e a Santa
Bernadette di insegnarci la fiducia dei piccoli.
E ricordiamo: ogni volta che ci chiniamo su chi soffre, ci
avviciniamo a Lui, che non dimentica nessun gesto d’amore, anche il più
semplice.
Fra Valentino Bellagente, OH